La storia dei Tre Gobbi

Il nome del locale è passato negli anni attraverso diverse denominazioni


Il nome del locale, pur mantenendo il titolo essenziale dei “Tre Gobbi” è passato attraverso diverse denominazioni: dalla più antica “Osteria dei Tre Gobbi” all’attuale “Antica Trattoria Ai Tre Gobbi” in rapporto alle nuove attività svolte. Difficile è dire se abbia contribuito a tenere desto il ricordo più la memoria collettiva che le testimonianze storiche pervenuteci: è merito soprattutto dalla fama rimasta legata al suo nome se nel 1932, in occasione del centenario della prima rappresentazione dell’Elisir d’Amore opera del Donizetti, il locale è stato riproposto al recupero della memoria che ne ha fatto l’intera cittadinanza.

A partire da questo momento si sono moltiplicate le ricerche riprodotte sia dal “Eco di Bergamo” che da numerose altre pubblicazioni. Particolarmente significativa appare una pagina di Antonio Ghislanzoni riportata integralmente del l/08/1932; giornalista, scrittore, baritono, autore di oltre ottanta libretti d’opera tra cui l’Aida di Verdi, personaggio illustre della Scapigliatura milanese, il Ghislanzoni è un testimone diretto; capitato a Bergamo nel 1860 in un’osteria dei sobborghi con alcuni amici, volle prendersi il gusto di una partita a bocce, ma ne fu cortesemente distolto dall’oste che costudiva quel campo come una preziosa reliquia.

Era il campo dove giocava Gaetano Donizetti, morto nel 1848. Colpito da questo fatto il Ghislanzoni ricostruisce alcuni episodi di questa singolare amicizia. Spingersi più indietro nel tempo è inutile: la storia dei “Tre Gobbi” è fondamentalmente la storia del personaggio Michele Bettinelli che tenne l’esercizio dai primi dell’ottocento fino almeno al 1860; dopodiché prostrato dalla morte dell’amico cedette ad altri il locale che andò declinando.

Sotto la conduzione di Michele Bettinelli, eccentrico personaggio balbuziente, cultore del bel canto, oste squisito e gestore vendicativo, il locale per decenni fu punto di ritrovo della cerchia di amici del Donizetti, il suo maestro Simone Majer, il tenore Tiberini, che ospitò caritatevolmente il Bettinelli nei suoi ultimi anni di vita, il pittore Deleidi detto “Il Nebbia” che in un ritratto conservato nella Villa dei Tiberini immortalò il gruppo di cui fa parte lo stesso Bettinelli, l’amico Dolci tenore di fama ed altri intellettuali compresi artisti di passaggio a Bergamo. In occasione del già ricordato centenario del 1932 l’associazione del Ducato di Piazza Pontida con l’intera cittadinanza decisa di riappropriarsi di un pezzo di Storia dimenticata. Con una cerimonia tra il festoso e il solenne cui presero parte i più bei nomi dell’epoca e un grande corso di popolo l’Osteria fu riattivata e fu apposta una targa commemorativa.

Tra i presenti il tenore Beniamino Gigli e la soprano Mercedes Capsir cui spetto l’onore di scoprire la lapide ancora oggi visibile. Giù nel 1932 constatarono la difformità del locale rispetto alla tipologia ottocentesca offerta dai disegni d’epoca. Era stato possibile ricostruire l’aspetto originario grazie ad un articolo di Sereno Locatelli Milesi, pubblicato di recente sulla rivista “Emporium”, non c’è dubbio, si afferma, che il sito d’antica Osteria sia quello dell’attuale. 


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